Nel film “Io me & Irene”, Jim Carrey interpreta il ruolo di Charlie, un agente di polizia educato, diligente, rispettoso… Forse troppo! Infatti tutte le persone che lo incontrano si prendono gioco di lui: dal vicino di casa che si appropria del suo giornale e fa fare i bisogni al cane nel suo giardino, alla persona che dovrebbe multare per divieto di sosta ed invece chiede a lui di spostargli la macchina, alla moglie che lo tradisce e lo abbandona. Charlie in ogni circostanza continua ad annuire, a dimostrarsi accomodante, cancellando ogni traccia di emozione. In un giorno apparentemente come un altro, un episodio come gli altri è però la goccia che fa traboccare il vaso: Charlie ha uno sdoppiamento di personalità, si fa chiamare Frank e va in giro a vendicare tutte le angherie che Charlie ha subìto, in maniera diretta, sfrontata, aggressiva… Di nuovo troppo! Il film è ironico e presenta due personalità chiaramente agli estremi, ma esemplifica ciò che comunemente accade a molti di noi quando proviamo rabbia. Alcuni tendono a reprimerla, a tenerla dentro e a fare buon viso a cattivo gioco; altri invece reagiscono, sbottano, litigano.

Di fronte ad angherie, soprusi, mancanze di rispetto, bisogna porgere l’altra guancia o non è forse naturale, a qualcuno verrebbe da dire giusto, arrabbiarsi? Dobbiamo subito precisare un concetto importante: la rabbia non è una malattia! La rabbia è una delle emozioni innate, primitive e fondamentali, come la paura o la gioia (2). Tuttavia, le conseguenze di comportamenti rabbiosi possono essere molto serie (3). Innanzitutto, il deterioramento delle relazioni sociali. Potresti pensare che se ti viene da arrabbiarti con qualcuno, sia perché è una persona che non ti piace. Sbagliato! Le statistiche dimostrano che è più comune arrabbiarsi con le persone a noi più vicine: coniugi, figli, colleghi e amici (4). Anche e soprattutto a livello personale il prezzo da pagare per i propri comportamenti rabbiosi è molto alto.

Una ricerca dello Stress Research Institute di Stoccolma (5) ha messo in relazione l’abitudine a tenere nascosto un trattamento ingiusto al lavoro con fattori di rischio cardiovascolare. I partecipanti sono stati 2755 uomini senza storia di infarto del miocardio allo screening basale. La principale misura di esito era l’ospedalizzazione a causa di infarto miocardico o morte per cardiopatia ischemica nei successivi 10 anni. 47 partecipanti hanno avuto infarto miocardico o morte per cardiopatia ischemica durante questo periodo di follow-up. Questi dati sono stati aggiustati per età, fattori socio-economici, comportamenti a rischio, stress lavorativo e fattori di rischio biologici al basale. E’ emerso che gli uomini che hanno usato frequentemente la strategia di tacere i trattamenti ingiusti hanno avuto un rischio di infarto miocardico 2,29 volte più alto rispetto a quelli che non hanno utilizzato questo comportamento.

A questo punto, si potrebbe pensare che Frank possa vivere più sano di Charlie. Ma anche per chi è abituato a reagire in maniera rabbiosa non mancano i guai. Ad esempio, in uno studio che esamina il ruolo delle emozioni negative sulla fisiopatologia della sindrome da colon irritabile (6), emerge che il sistema immunitario è fortemente collegato con altri sistemi fisiologici e suscettibile agli effetti di ormoni, neurotrasmettitori e altri mediatori. I collegamenti  anatomici e funzionali diretti tra il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario forniscono un percorso biologico attraverso il quale le emozioni e lo stress psicologico influenzano l’immunità. Lo stress cronico è associato ad alterata immunità e ad una maggiore suscettibilità a una serie di malattie (7). L’espressione della rabbia evoca nell’organismo la risposta “lotta o scappa”: quando l’organismo si prepara a combattere, il flusso circolatorio viene re-distribuito per agevolare certi distretti piuttosto che altri (maggiore apporto ai muscoli, che si tendono, e minor apporto allo stomaco, che blocca la digestione, ad esempio) e l’apparato neuroendocrino si assetta per esprimere la reazione da stress (8).

La prima riflessione che possiamo fare leggendo i risultati di queste ricerche, è che la rabbia scatena un’energia potente, in grado di far accadere cose nel mio mondo interno e esterno. Allora cosa fare con questa rabbia? Se non conviene far finta che non esista, ma neanche reagire furiosamente, cos’altro rimane?

Siamo esseri straordinari, programmati per usare le nostre emozioni come evidenziatori. Cosa è davvero importante per noi? Come capirlo, in mezzo alle migliaia di informazioni che arrivano al nostro cervello? Facile! Ciò che ci emoziona, nel bene o nel male, è rilevante per noi. Da questo punto di vista, anche la rabbia assume tutto un altro significato, non trovi? Le emozioni sono come i liquidi: hanno bisogno di fluire per non stagnare e di essere indirizzate correttamente per non devastare. Quando scegli di bloccare o di non dirigere l’energia prodotta dalla tua rabbia, crei sofferenza: una “ischemia emotiva”. Il Sente-Mente® laboratorio è uno spazio in cui, con la mia guida di Felicitatrice Master, potrai allenare l’apparato circolatorio emotivo a trasformare la rabbia in energia vitale. Perché la vita e la felicità sono una grande danza.

BIBLIOGRAFIA

  1. Seligman, M. (2012). Fai fiorire la tua vita. Una nuova, rivoluzionaria visione della felicità e del benessere. Torino: Anteprima.
  2. Ekman, P. (2008). Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste. Editore Amrita, collana Scienza e Compassione.
  3. Ellis, A. e Tafrate, R.C. (2000). Che rabbia! Come controllarla prima che lei controlli te. Trento: Erickson.
  4. Kassinove, H. et al. (1997). Self-reported Anger Episodes in Russia and America. In Journal ok Social Behavior and Personality, vol. 12, n. 1.
  5. Leineweber, C. et al. (2011). Covert coping with unfair treatment at work and risk of incident myocardial infarction and cardiac death among men: prospective cohort study. In Journal of Epidemiology and Community Health, 65, pp. 420-425.
  6. Muscatello, M.R. et al. (2014). Role of negative affects in pathophysiology and clinical expression of irritable bowel syndrome. In World Journal of Gastroenteroly, 20(24), pp. 7570-7586.
  7. Kemeny, M.E. e Schedlowsky, M. (2007). Understanding the interaction between psychosocial stress and immune-related diseases: a stepwise progression. In Brain and Behavior Immunity, 21(8), pp. 1009-18.
  8. Muscatello, M.R. et al. (2016). Personality traits and emotional patterns in irritable bowel syndrome. In World Journal of Gastroenteroly, 22(28), pp. 6402-6415.