LA FARMACOLOGIA ENDOGENA PER LA LONGEVITÀ DELLA MENTE

Alcuni di noi in aprile 2017 hanno letto della ricerca, tutta italiana, che ha gettato nuova luce sulle origini dell’Alzheimer (1). Il gruppo, guidato dal Dott. D’Amelio, ha sfatato il mito della degenerazione primaria dell’ippocampo e della memoria. Pare infatti che la vera causa della demenza sia il crollo di produzione della dopamina, prodotta dall’area tegmentale ventrale, una parte profonda del mesencefalo la cui attività precede e rende possibile quella
dell’ippocampo. Si innesca un effetto domino: la caduta della produzione di dopamina all’origine rende le aree cerebrali seguenti inattive ed esposte alla degenerazione. La dopamina è un neurotrasmettitore conosciuto come la sostanza dell’euforia, in quanto la sua presenza è legata alla sfera del piacere e al meccanismo della ricompensa. Tutto ciò che ci dà piacere, come il cibo, il sesso, ma anche la musica o il consumo di sostanze stupefacenti, è in grado di suscitare una sensazione di appagamento e di gratificazione, aumentando i livelli di dopamina. Questo neurotrasmettitore interviene anche nella regolazione di altre importantissime funzioni dell’organismo: è responsabile del controllo dei muscoli (la sua carenza in determinate aree cerebrali è legata all’insorgenza del Parkinson), ma anche della motivazione personale, del sonno, dell’umore, della memoria e dell’apprendimento.

Ciò che apprezzo di più del lavoro di D’Amelio e collaboratori è l’attenzione riposta alle reali cause della malattia, piuttosto che ai sintomi. Immediatamente il pensiero delle persone che con-vivono con la demenza e dei loro famigliari corre a fare un’associazione: se hanno scoperto
l’origine dell’Alzheimer, ora sarà facile trovare la cura! Finalmente arriverà un farmaco che ci ripulirà da questo ospite scomodo.
Il Dott. D’Amelio stesso ha dichiarato che, pur essendo ancora molto lontani dall’individuare una cura definitiva, i prossimi sviluppi che questa scoperta genererà saranno la possibilità di effettuare diagnosi più accurate e precoci e di concepire una terapia farmacologica in grado di proteggere i neuroni che producono dopamina.

Se chiudo gli occhi ed immagino il futuro, vedo un mondo libero dall’Alzheimer. E’ bello sapere che oggi c’è chi sta lavorando perché questo sogno diventi realtà. Nell’attesa però non conviene rimanere con le mani in mano.

Come Neuropsicologa mi occupo di prevenzione dell’invecchiamento mentale e questo studio mi porta a percorrere nuove strade, oltre i protocolli che prevedono gli esercizi di memoria. La Psicologia Positiva, la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia, gli studi dell’Istituto HeartMath®, sulla risata incondizionata terapeutica e sul con-tatto, mi hanno fatto comprendere che paradigmi basati su “il cervello è un muscolo e come tale va allenato” o “use it or lose it” (usalo o lo perderai) affrontano il tema da una prospettiva troppo limitata: sono anch’esse terapie basate sul sintomo, ovvero la perdita di memoria. La profonda comprensione del legame corpo-mente mi ha portato a sperimentare nuovi modi di accendere la mente delle persone. Il mio motto fino a marzo 2017 è stato: “Se vuoi stimolare la memoria, porta le persone ad emozionarsi”. Da aprile, grazie alla scoperta sulla possibile origine dell’Alzheimer, posso essere ancora più precisa: “Se vuoi accendere la mente, portala a stupirsi della bellezza esistente nella tua vita”.

Esclamare “WOW” significa stupirsi nel vivere istanti di meraviglia. In questi momenti, il corpo produce dopamina. Non sono certa che avrei potuto afferrare l’idea che l’essere umano è capace di generare le sostanze biochimiche di cui ha bisogno, se non avessi letto il lavoro di Lamberto Maffei e la sua idea di farmacologia endogena. Secondo Maffei, gli anziani che mancano di stimoli non producono quelle sostanze biochimiche in grado di mantenere la salute psico-fisica e si predispongono all’insorgenza delle demenze (3).
Ora il punto è: quali attività sono in grado di mantenere la vivacità dei neuroni dopaminergici?

Un primo indizio viene da uno studio sulla dipendenza dall’alcool (4). L’abuso di alcool porta nell’immediato sensazioni di piacevolezza, ma nel lungo termine si sviluppano carenze di dopamina analoghe a quelle descritte nella ricerca del Dott. D’Amelio, causando disturbi dell’umore e perdita di memoria e contribuendo a generare il desiderio di tornare ad utilizzare la sostanza. Recenti studi di imaging funzionale hanno dimostrato che l’ascolto di musica
piacevole attiva il sistema di ricompensa dopaminergico in modo simile alle droghe, quindi potrebbe essere utilizzata nella terapia delle dipendenze.

Sorpresa delle sorprese, la meditazione è in grado di attivare il sistema di ricompensa che si alimenta a dopamina (5). Questo dato è particolarmente rilevante, se si considera che la sensazione di gioia viene realizzata attraverso una procedura totalmente auto-stimolata sulla base di processi mentali interni.

Esistono altri possibili semplici quanto incredibili motori interni della produzione di dopamina: la curiosità, intesa come il piacere di accrescere il proprio sapere, e lo stupore, ovvero come quella capacità di meravigliarsi piacevolmente, che nasce dal non dare le cose per scontate.

A questo punto un de-siderio si fa largo nel mio cuore: che ogni professionista della salute impari a misurare la salute di una persona non solo dal numero di passi giornalieri, dalle calorie ingerite, dai valori degli esami del sangue, ma anche (e forse soprattutto) dal numero di WOW! che ogni giorno esclama. E che insegni a praticare lo stupore, perché già questa è una potente terapia.

So cosa potresti pensare… “Nella vita a volte c’è davvero poco per cui dire WOW”. Giusto ieri, una persona che sto accompagnando nel suo percorso di crescita personale mi ha detto: “Una virgola messa nel posto sbagliato, può rovinare tutta la frase. Ma una frase scritta male non può rovinare tutto il tema.” Questa metafora, trasportata nella nostra vita, dice che a volte accadono cose che ci fanno soffrire, ma appartengono ad una parte della nostra vita, non dobbiamo permettere che invadano ogni aspetto dell’esistenza. E’ possibile scegliere di vivere volontariamente alcune esperienze che sanno suscitare emozioni positive. I primi ad insegnarlo sono stati i ricercatori dell’Istituto di HeartMath®, affiliato all’Università di Standford in California. Hanno messo a punto un’esperienza potente, chiamata “esercizio di coerenza cardiaca”, in grado di prendersi cura del nostro cuore e del nostro benessere in generale, attraverso la nostra capacità di portare alla mente, rendere presenti e ri-vivere sentimenti di apprezzamento e gratitudine. Espandendo la mia immaginazione, vedo la possibilità di creare esperienze in grado di portare le persone a vivere sentimenti di stupore, meraviglia e gratificazione.

“Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti.” Albert Einstein
Parte dell’antidoto e della terapia dell’Alzheimer potrebbero allora non essere racchiusi in una pillola, bensì nella nostra capacità di s-velare la bellezza ovunque.

Bibliografia
(1) Nobili, A., Latagliata, E.C., Viscomi, M.T., Cavallucci, V., Cutuli, V., Giacovazzo, G., Krashia,
P., Rizzo, F.R., Marino, R., Federici, M., De Bartolo, P., Aversa, D., Dell’Acqua, M.C., Cordella,
A., Sancandi, M., Keller, F., Petrosini, L., Puglisi-Allegra, S., Mercuri, N.B., Coccurello, R.,
Berretta, N., D’Amelio, M. (2017). Dopamine neuronal loss contributes to memory and
reward dysfunction in a model of Alzheimer’s disease. In Nature Communications, 8:14727 |
DOI: 10.1038/ncomms14727
(2) Guzmán-Vélez, E., Feinstein, J.S., Tranel, D. (2014). Feelings without memory in Alzheimer
Disease. In Cognitive and Behavioral Neurology, 27 (3), pp. 117-129.
(3) Maffei, L. (2016). Atti del convegno: “Elogio della lentezza”, riportati su http://www.stateofmind.it/2016/05/elogio-lentezza-convegno-torvergata/
(4) Mathis, W.S., Han, X. (2017). The acute effect of pleasurable music on craving for alcohol: A
pilot crossover study. In Journal of Psychiatric Research, 90, pp. 143-147.
(5) Hagerty, M.R., Isaacs, J., Brasington, L., Shupe, L., Fetz, E.E., Cramer, S.C. (2013). Case
Study of Ecstatic Meditation: fMRI and EEG Evidence of Self-Stimulating a Reward System.
In Neural Plasticity, Volume 2013 (2013), Article ID 653572, 12 pages, http://dx.doi.org/10.1155/2013/653572.