RELAZIONE TERAPEUTA-PAZIENTE TRA FISICA QUANTISTICA, MEDICINA E PSICOLOGIA

Da tempo si conosce l’interazione reciproca che avviene tra terapeuta (medico, psicologo o altre professioni di cura) e paziente.
Da un punto di vista psicanalitico, Freud parlò di transfert, riferendosi alle proiezioni inconsce di sentimenti, pensieri e vissuti personali del paziente verso il terapeuta. Jung (1) include anche il terapeuta in questo flusso e, parlando di controtransfert, scrive: “Non giova affatto a chi cura difendersi dall’influsso del paziente, avvolgendosi in una nube di autorità paternalisticoprofessionale (…) Il paziente esercita lo stesso, inconsciamente, la propria influenza sul terapeuta e provoca dei mutamenti nel suo inconscio: quei perturbamenti psichici (…) illustrano clamorosamente l’influenza quasi chimica del paziente.” Jung continua scrivendo: “Esistono nel rapporto fra terapeuta e paziente fattori irrazionali che operano una reciproca “trasformazione”, alla quale la personalità più forte, più stabile, dà il colpo decisivo”.

Oggi la meccanica quantistica, dandoci spiegazioni sulle relazioni tra particelle a livello subatomico, getta le basi, tra l’altro, per una nuova visione della relazione tra terapeuta e paziente.
Pensiamo ad esempio al famoso esperimento della doppia fenditura di Young, ripreso da Merli, Missiroli e Pozzi (2) e definito nel 2002 come l’esperimento più bello della fisica. I ricercatori hanno dimostrato il dualismo onda-particella, secondo il quale un elettrone può comportarsi sia come una particella materiale che come un’onda. La differenza di comportamento viene determinata dalla assenza o presenza di un osservatore.
(Questo il link al filmato originale dell’esperimento http://youtu.be/FXcqUkpvQd8)
In termini di relazioni, questo significa che la presenza di un osservatore è tutt’altro che ininfluente, anzi, addirittura determina il comportamento della particella.

Trasportando queste osservazioni fisiche alla relazione terapeuta-paziente, c’è da chiedersi: quale aspetto della terapia risulta essere maggiormente determinante sul comportamento della materia biologica e umana del paziente?
Gli studi del Dott. Hameroff suggeriscono un approccio quantistico alla salute. I suoi esperimenti sui farmaci anestetici (3) rivelano che essi agiscono più su base quantistica che chimica. É noto che l’anestesia blocca la coscienza e la memoria, risparmiando le attività cerebrali non coscienti. I meccanismi esatti dell’azione anestetica sono sconosciuti e tendiamo ad attribuire la loro efficacia ai legami chimici con i recettori neuronali delle membrane cellulari.
Eppure i gas che si possono usare per anestetizzare hanno strutture chimiche molto diverse tra loro! Questo studio suggerisce che sia piuttosto la struttura fisica non polare delle molecole di gas a creare un effetto magnetico che rende possibile il blocco dei dipoli quantistici naturalmente presenti nelle proteine del cervello (tubuline). Queste nuove evidenze dimostrano che gli anestetici agiscono sui microtubuli intra-neuronali e possono spiegare anche il loro potenziale ruolo nella disfunzione cognitiva post-operatoria.
Questo ed altri studi simili suggeriscono che l’aspetto della terapia che risulta essere maggiormente determinante sul comportamento della materia biologica e umana del paziente si collochi a livello quantistico.

Per tornare alla relazione terapeuta-paziente, gli studi nell’ambito della PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) evidenziano come non solo molecole provenienti dall’esterno (come i farmaci), ma anche le emozioni siano in grado di orientare il sistema biologico attraverso processi quantistici. Ad esempio, il Dott. Pagliaro (4) riporta che stress, rabbia, egoismo, conflitti e lotte con se stessi e con la vita inducono il corpo ad essere ricettivo verso informazioni a bassa frequenza, tipiche degli stati infiammatori e di malattia. A causa di ciò, cellule, organi, sistemi e apparati tendono ad assorbire i modelli vibrazionali degli agenti patogeni e delle sostanze nocive. Il modello dell’assorbimento vibrazionale è in grado di spiegare ad esempio perché, nonostante il fumo da sigaretta sia dannoso, alcune persone si ammalano ed altre no.
Grazie allo stesso effetto, continua il Dott. Pagliaro, il terapeuta può utilizzare se stesso come un sistema vibrante ad alte frequenze, per offrire al paziente l’accesso ad un campo di possibilità coerente con stati di salute. Ad esempio, entrare in una condizione di meditazione permette di attivare la consapevolezza, l’intenzione e stati energetico-vibrazionali ad alta frequenza. Questo particolare stato riordina l’energia del curante, che così diventa in grado di indurre nel paziente uno stato quantistico coerente coi modelli vibrazionali connessi all’espressione biologica della salute. Gli effetti di questo processo nella relazione terapeuta-paziente hanno correlati biologici evidenti, quali lo spegnimento dei circuiti neurali connessi all’esperienza e ai pensieri di malattia, lo spegnimento dei geni attivati negli stati di malattia e la creazione di nuove reti neurali.

In conclusione, seppure non tutte le malattie oggi si possano curare attraverso i principi quantistici, risulta evidente che il terapeuta, se opportunamente formato e focalizzato, possa essere esso stesso un mezzo di cura, non semplicemente per azione della “suggestione”, ma sottilmente e profondamente per azione fisica ed energetica.
Anche per questo motivo pratichiamo ed abbiamo intenzione di diffondere il metodo di BioArmonie. BioArmonie è un bi-trattamento di armonizzazione della componente fisica con la componente energetica dell’essere umano. Risveglia ed equilibra l’energia vitale della persona. Permette di allentare tensioni e dolori, accogliere le emozioni e trasformare i pensieri limitanti, tramite l’osservazione consapevole della loro esistenza, coerentemente con il fatto che l’osservare determina già di per sé un cambiamento comportamentale della materia. È una forma di meditazione autoguidata sul corpo. È un viaggio di esplorazione che origina dalla pura osservazione delle sensazioni corporee e coinvolge tutti i livelli di espressione di sé (fisicoemozionale-mentale-spirituale). A differenza di altri metodi, non si utilizzano movimentazioni né visualizzazioni guidate. Lo scopo principale di BioArmonie è attivare quel potere personale che consente a ciascuno di essere artefice del proprio benessere e della propria salute.

La pillola che funziona dunque, più che con la chimica, ha a che fare con energie sottili, equilibrate, ordinate ad un livello quantistico che il terapeuta può diventare in grado di attivare nella relazione col paziente.

BIBLIOGRAFIA
(1) Jung, C.G. (1929). I problemi della psicoterapia moderna.
(2) Merli, P.G., Missiroli, G., Pozzi G. (1976). On the statistical aspect of electron interference
phenomena. In American Journal of Physics, Volume 44, Issue 3, pp. 306-307.
(3) Craddock, T.J.A., Kurian, P., Preto, J., Sahu, K., Hameroff, S.R., Klobukowski, M., Tuszynski,
J.A. (2017). Anesthetic Alterations of Collective Terahertz Oscillations in Tubulin Correlate
with Clinical Potency: Implications for Anesthetic Action and Post-Operative Cognitive
Dysfunction. In Scientific Reports, 29;7(1): 9877.
(4) Pagliaro, G. Processi quantistici della Mente e Intenzionalità Creatrice. Relazione al
Convegno “Cervello e processi quantistici della mente” (25-26 Luglio 2018).

LETTURE DI APPROFONDIMENTO
• Penrose, R. (1989). La mente nuova dell’imperatore.
• Schrodinger, E. (1944). Che cosa è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico.
• Pagliaro, G. (2004). Mente, meditazione e benessere. Medicina tibetana e psicologia clinica.
Ed. Tecniche Nuove
• Pagliaro, G. (2018). La Mente e la Medicina Quantistica. L’incontro tra le Teorie
Quantistiche, la Mente e la Spiritualità. E-book Ed. Gruppo Macro