LA MEDITAZIONE COME MEZZO PER POTENZIARE IL CERVELLO E TRASFORMARE GLI EFFETTI DANNOSI DELLO STRESS

“La più grande arma contro lo stress è la nostra capacità di scegliere un pensiero piuttosto che un altro” scriveva lo psicologo William James alla fine dell’800.
Quest’affermazione, che potrebbe sembrare più attinente ai risvolti puramente mentali del pensiero, oggi trova conferme scientifiche nella neurofisiologia dello stress e della meditazione.

Il Prof. Gemignani (Psicofisiologo, Dipartimento di Patologia Chirurgica Medica Molecolare dell’Università di Pisa) afferma che lo stress cronico comporta modifiche anatomiche cerebrali (1), quali:
• la riduzione dei dendriti, ovvero quelle terminazioni nervose che ricevono informazioni dai neuroni con cui sono connessi;
• la riduzione dello spessore della corteccia cerebrale mediale prefrontale, ovvero quella parte del cervello che organizza stimoli cognitivi ed emotivi;
• la riduzione del volume dell’ippocampo, ovvero quella parte del cervello centrale nella formazione delle memorie a lungo termine;
• la riduzione della neurogenesi, ovvero della capacità di produrre nuovi neuroni.

È noto da tempo, tramite le ricerche in ambito PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia), condotte in particolare dal Prof. Bottaccioli, che le conseguenze di queste modificazioni cerebrali portano la persona ad avere difficoltà a controllare le emozioni. Inoltre, sono terreno fertile per l’instaurarsi di problemi di consolidamento e recupero delle memorie a lungo termine (2), fattore predisponente le degenerazioni cognitive tipo Alzheimer.

Così descritta, la situazione sembrerebbe tragica! Chi di noi, vista la vita che conduciamo, non è sottoposto quotidianamente a situazioni stressanti? È possibile eliminare lo stress dalla nostra vita?
Per quanto lo stress goda di cattiva fama, un certo livello di attivazione è necessaria alla vita. “Non possiamo evitarlo, ma possiamo incontrarlo in modo efficace” (3). A tutti gli effetti, “lo stress è un particolare tipo di rapporto tra le valutazioni della persona e l’ambiente” (4). Questo significa che l’attivazione neurofisiologica della risposta da stress non è connessa unicamente alla natura degli eventi, ma soprattutto all’elaborazione mentale ed emozionale di tali eventi. Questo spiega perchè persone diverse reagiscano in maniera diversa a situazione simili.

Le facoltà mentali ed emozionali in grado di scatenare gli effetti dannosi dello stress sono anche utilizzabili per trasformarlo in occasioni di evoluzione personale. Uno dei mezzi più efficaci per raggiungere quest’ultimo fine è la meditazione.
Nella nostra cultura occidentale siamo poco avvezzi alla pratica meditativa. Di primo acchito, ci sembra qualcosa di orientaleggiante ed esotico. Tuttavia, da quasi quarant’anni viene studiata e applicata in alcuni centri di cura per la riduzione degli effetti nocivi dello stress. Il pioniere di queste applicazioni negli ospedali è Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare che nel 1979 fondò una clinica presso il Massachusetts University Hospital. Egli definisce la meditazione come uno stato di piena consapevolezza, che si ottiene concentrando la propria attenzione al momento presente.

Gli effetti trasformanti della meditazione sono molteplici. Alcuni di essi, citati dal Prof. Gemignani (1) sono:
• aumento del volume dell’ippocampo;
• aumento dello spessore della corteccia cingolata, coinvolta nella valutazione della rilevanza delle emozioni e nei processi alla base della consapevolezza;
• aumento del volume dell’insula, sede delle intuizioni;
• attivazione di regioni cerebrali deputate al controllo attentivo, emozionale, alla flessibilità cognitiva e di autoconsapevolezza (5);
• aumento dell’attività parasimpatica, ossia quella parte del sistema nervoso autonomo che induce il relax;
• sincronizzazione cardio-respiratoria.
Inoltre, in letteratura si ritrovano diversi studi:
• nel 2013, un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison e dell’Istituto di Ricerca Biomedica di Barcellona hanno scoperto che le tecniche meditative hanno la capacità di modificare l’espressione genica, in particolare riducono l’attivazione dei geni pro-infiammatori ed abbassano i livelli di cortisolo (ormone dello stress);
• nel 2012, una rassegna pubblicata dall’American Heart Association Journal ha evidenziato l’abbassamento della pressione sanguigna, la riduzione dei rischi di attacco cardiaco e ictus;
• uno studio del 2006 pubblicato negli Archives of Internal Medicine ha rilevato che la meditazione può favorire il riequilibrio dei livelli di glucosio ed insulina nel sangue, ed è quindi utile nella cura del diabete;
• nel 2013 una ricerca pubblicata dall’Università di San Francisco ha illustrato gli effetti anti-invecchiamento della meditazione, che è in grado di agire sui telomeri (le parti terminali dei cromosomi, la cui lunghezza è direttamente proporzionale alla durata della vita).

Se di solito la nostra mente è abituata a vagare tra i ricordi del passato e le preoccupazioni per il futuro, quale spazio rimane per osservare il presente?
Meditazione non è assenza di pensiero; significa piuttosto imparare a dirigere l’attenzione su ciò che è presente. L’oggetto della nostra attenzione più immediato, concreto, reale, vero e presente è il corpo. L’osservazione consapevole, non giudicante e staccata dagli automatismi ci permette di avvertire tutte quelle sensazioni che attraversano il nostro corpo e che costituiscono il nostro reale presente.

Questo è il principio fondamentale di BioArmonie: senti il tuo corpo e riappropriati della tua presenza.
BioArmonie è una forma di meditazione autoguidata sul corpo. È un bi-trattamento di armonizzazione della componente fisica con la componente energetica dell’essere umano. Risveglia ed equilibra l’energia vitale della persona. Permette di allentare tensioni e dolori, accogliere le emozioni e trasformare i pensieri limitanti, tramite l’osservazione consapevole della loro esistenza, coerentemente con il fatto che l’osservare determina già di per sé un cambiamento comportamentale della materia. È un viaggio di esplorazione che origina dalla pura osservazione delle sensazioni corporee e coinvolge tutti i livelli di espressione di sé (fisico-emozionale-mentale-spirituale). A differenza di altri metodi, non si utilizzano movimentazioni né visualizzazioni guidate. Lo scopo principale di BioArmonie è attivare quel potere personale che consente a ciascuno di essere artefice del proprio benessere e della propria salute.

“Non c’è nessun farmaco che possa renderci immuni allo stress e al dolore, che sia in grado di risolvere magicamente i problemi della nostra vita e di guarirci. Muoverci verso la guarigione e la pace interiore richiede uno sforzo cosciente da parte nostra” (6).
BioArmonie ti accompagna nel portare attenzione al tuo corpo, lasciarlo parlare e permettergli di trovare la miglior soluzione per te.

BIBLIOGRAFIA
(1) Gemignani, A. Neurofisiologia della meditazione. Relazione al Congresso Internazionale “Cervello e processi quantistici della mente”, Bologna, 25-26 Luglio 2018.
(2) de Quervain, D.J., Roozendaal, B., McGaugh, J.L. (1998). Stress and glucocorticoids impair retrieval of long-term spatial memory. In Nature, 20, pp. 787-790.
(3) Selye, H. (1974). Stress without Distress. New York, J.B. Lippicott. Traduzione italiana: Stress senza paura, Milano, Ed. Rizzoli, 1976.
(4) Lazarus, R.S., Folkman, S. (1984). Stress, appraisal and coping. New York, Springer Publishing.
(5) Tang, Y.Y., Hölzel, B.K., Posner, M.I. (2015). The neuroscience of mindfulness meditation. In Nature Reviews, Neuroscience, 16(4), pp. 213-225.
(6) Kabat-Zinn, J. (2004). Full Catastrophe Living. Traduzione italiana: Vivere momento per momento. Milano: Edizioni TEA.

LETTURE DI APPROFONDIMENTO
• Pagliaro, G. (2004). Mente, meditazione e benessere. Medicina tibetana e psicologia clinica. Ed. Tecniche Nuove
• Pagliaro, G. (2018). La Mente e la Medicina Quantistica. L’incontro tra le Teorie Quantistiche, la Mente e la Spiritualità. E-book Ed. Gruppo Macro